La traduzione letteraria

traduzione letterariaTradurre letteratura significa trasporre un messaggio dal prototesto al metatesto mantenendo, per quanto possibile inalterati, la forma, lo stile e, nel testo poetico, la metrica. La traduzione letteraria non è in alcun caso un’operazione di trasposizione da una lingua all’altra di una serie di equivalenze, come avviene nel testo tecnico.
Se al traduttore tecnico viene richiesta una conoscenza approfondita del settore tecnico in cui opera e una precisione nell’utilizzo dei termini tecnici, la dote imprescindibile del traduttore letterario è una buona capacità espressiva e una profonda conoscenza del contesto culturale nel quale è nato il testo di partenza.
La conoscenza socio-culturale dà la possibilità di comprendere le sfaccettature linguistiche e semantiche del prototesto. È utile in questa sede ricordare che il significante (la parola o l’insieme di parole, le espressioni che si utilizzano per convenzione) usato in riferimento ad un significato (l’immagine mentale) cambia nello spazio e nel tempo. Facciamo un esempio pratico: la parola “diritti” rimanda ad un concetto diverso a seconda del luogo e dell’epoca storica in cui vive la persona. Se io vivo in un paese democratico dell’Europa occidentale nel XXI secolo, associo alla parola diritti un certo numero di valori che possono essere il diritto di voto indipendentemente dal genere, il diritto all’assistenza sanitaria, il diritto alla libertà di espressione; se vivo sempre nel XXI secolo ma in un paese governato da un regime dittatoriale, questa stessa parola avrà per me una serie di significati diversi. Naturalmente anche l’autore che vive e scrive nell’Atene del V secolo a.C. associa alla parola diritto dei concetti diversi dai miei perché in quel luogo e in quel tempo avere il diritto di voto ad esempio era una prerogativa esclusiva dei cittadini maschi, dove cittadino era colui che era figlio di due cittadini ateniesi.
Oltre a questo il traduttore letterario deve informarsi sulla vita e le eventuali altre opere dell’autore e prendere visione, se esistono, delle altre precedenti traduzioni fatte di quell’opera perché il lavoro del traduttore letterario coincide spesso con il lavoro del filologo: non si limita ad una semplice trasposizione di significati ma è anche un lavoro di mediazione e ricostruzione del testo, pur mantenendone i caratteri intrinsechi, allo scopo di renderlo fruibile al lettore finale.
L’analisi della traduzione di un testo in prosa richiederebbe la stesura di un intero manuale pertanto, a titolo di esempio non esaustivo, prendiamo in considerazione una poesia di Kostantinos Kavafis, il grande poeta greco del XIX secolo e cerchiamo di capire quali potrebbero essere i passaggi che il traduttore dovrebbe seguire per procedere alla traduzione:

 

Νέος, είκοσι οκτώ ετών, με πλοίον τήνιον
έφθασε εις τούτο το συριακόν επίνειον
ο Έμης, με την πρόθεσι να μάθει μυροπώλης.
Όμως αρρώστησε εις τον πλουν. Και μόλις
απεβιβάσθη, πέθανε. Η ταφή του, πτωχοτάτη,
έγιν’ εδώ. Ολίγες ώρες πριν πεθάνει, κάτι
ψιθύρισε για «οικίαν», για «πολύ γέροντας γονείς».
Μα ποιοι ήσαν τούτοι δεν εγνώριζε κανείς,
μήτε ποια η πατρίς του μες στο μέγα πανελλήνιον.
Καλλίτερα. Γιατί έτσι ενώ
κείται νεκρός σ’ αυτό το επίνειον,
θα τον ελπίζουν πάντα οι γονείς του ζωντανό.

 

Problematiche: Poesia scritta nella variante della lingua greca cosiddetta katharevousa, utilizzata ufficialmente nella lingua scritta fino agli anni ’70 del secolo scorso.
Questa lingua è più vicina al greco classico tuttavia si discosta notevolmente da esso per via della naturale e continua evoluzione che tutte le lingue subiscono nel corso della loro storia.
Il traduttore che si accinge alla traduzione di un testo redatto in katharevousa deve necessariamente conoscere sia il greco classico che il greco moderno per poter cogliere pienamente il senso del prototesto.
L’analisi e la comprensione del testo è il nostro primo passo, ecco come dovrebbe apparire la prima traduzione grossolana del testo:

 

Giovane, ventotto anni, con una nave Tinia
è giunto in questo porto siro
Ermis, con l’intenzione di imparare [il mestiere] di venditore di unguenti.
Ma si ammalò in nave. E appena fu sbarcato, morì. La sua tomba, poverissima, fu [allestita] qui. Poche ore prima di morire bisbigliò qualcosa su casa, genitori molto vecchi.
Ma chi fossero questi non lo sapeva nessuno,
neppure quale fosse la sua patria all’interno del grande mondo greco.
Meglio. Perché così mentre giace morto, in questo porto,
I suoi genitori lo spereranno sempre vivo.

 

Il passo successivo è quello di restituire la metrica al testo poetico tradotto e quindi fare delle scelte lessicali appropriate, intervenire nell’ordine delle parole e in alcuni casi, necessariamente, trasporre un significato del prototesto, esprimendolo in maniera diversa, si veda di seguito la traduzione di Filippo Maria Pontani in cui per esempio l’intenzione di imparare il mestiere di venditore di unguenti diventa, per adempiere alle necessità stilistiche e metriche, aspirante unguentario oppure il grande mondo greco diventa il gran crogiolo della grecità e i genitori molto vecchi sono diventati i miei vecchi:

 

Emis, con una nave di Tino, è giunto qua,
in questo porto siro. Ventott’anni d’età,
aspirante unguentario. Ma in viaggio s’è ammalato.
È morto subito, appena sbarcato.
In una tomba misera l’abbiamo seppellito.
Poche ore prima che morisse, fu udito
bisbigliare i miei vecchi, casa mia.
Nessuno sa chi siano quei vecchi e quale sia
la sua patria, nel grande crogiolo della grecità.
Meglio così. Lui giace, privo
di vita, in questo porto. E frattanto, chissà
dove, i suoi genitori lo spereranno vivo.

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